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Gian Carlo Riccardi

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    Gian Carlo Riccardi

    By lebiografie | Arte | Comments are Closed | 21 Gennaio, 2026 | 0

    Frosinone, 21 ottobre 1933 – Frosinone, 7 febbraio 2015

    Spero in una resurrezione, “resurrectio latina”, una resurrezione laica, in cui finalmente si dia spazio allo spirito ed ai valori dell’uomo.

    Gian Carlo Riccardi è stato una figura centrale e poliedrica nel panorama dell’arte italiana della seconda metà del Novecento, distinguendosi come pittore, caricaturista, regista teatrale e performer, scultore, docente e scrittore. La sua opera si caratterizza per l’interdisciplinarietà, con sconfinamenti e contaminazioni tra le arti che gli valsero la definizione, da parte del critico d’arte Enrico Crispolti, di “Artista Multimediale”.

    Gian Carlo Riccardi nacque nel 1933 a Frosinone, dalla nobildonna e pianista Rosina Amati, e dall’avvocato Armando Riccardi, noto per aver fatto parte del collegio difensivo nel processo Graziosi del 1947. Gian Carlo era il primo di cinque figli. Le vicissitudini della Seconda guerra mondiale contribuirono a plasmare la sua sensibilità artistica fin dall’infanzia. Dopo il conseguimento della maturità classica, manifestò una forte predisposizione per l’arte che lo condusse a proseguire la formazione accademica.

    Nel 1961, Riccardi, allievo di Toti Scialoja, Peppino Piccolo e Mario Rivosecchi, si diplomò in Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, in via Ripetta. Poco dopo, conseguì il diploma in Regia Teatrale e Cinematografica presso il Centro Sperimentale di Roma. Questo duplice percorso formativo, orientato tanto verso l’immagine quanto verso la messa in scena, è fondamentale per comprendere la sua successiva produzione. Nello stesso anno, tornò a Frosinone per fondare il Gruppo Teatro Laboratorio Arti Visive e, l’anno successivo, il Teatro Club nel centro storico cittadino, dedicandosi all’allestimento di performance e spettacoli teatrali sperimentali. Nel 1962 sposò Regina Balducci, dalla quale ebbe tre figli: Lucilla, Francesco e Simone. Nel 1963 Riccardi insegnò Storia dell’Arte presso il Liceo Classico S. Gabriele di Roma, affiancando l’attività didattica alla sua produzione artistica.

    Tra gli anni Sessanta e Settanta, Riccardi fu attivo in molteplici settori. Lavorò presso la Rai come assistente scenografo, collaborando con figure come Carlo Cesarini da Senigallia. Contemporaneamente, si affermò nel campo del disegno satirico, operando come caricaturista per riviste di rilievo nazionale quali Il Travaso delle Idee, L’Estro, Il Bertoldo, e La Tribuna Illustrata. Questa esperienza nel campo dell’umorismo e della satira rifletteva il suo interesse per il grottesco, l’ironia e l’analisi critica della realtà. In quegli stessi anni, fu anche tra i fondatori della rivista culturale Dismisura. Dal 1973 in poi, intensificò il suo impegno nell’istruzione, insegnando Storia dell’Arte e del Costume presso l’I.P.S.S.S. di Frosinone.

    Negli anni Sessanta, Riccardi prese parte all’Avanguardia Teatrale Romana. Insieme a Giancarlo Nanni, Manuela Kustermann, Valentino Orfeo, Giuliano Vasilicò e Pippo Di Marca, contribuì alla nascita del Teatro La Fede sulla via Portuense di Roma, un luogo chiave per la sperimentazione. Gli spettacoli e le performance di Riccardi si concentravano sulla gestualità e sulla necessità di esprimere la condizione dell’uomo contemporaneo, prigioniero della routine quotidiana e delle contraddizioni della vita. Riccardi collaborò con artisti come Pino Pascali, Carmelo Bene, Memè Perlini, Mario Ricci e altri alla partecipazione ed alla realizzazione di importanti rassegne di avanguardia in tutta Italia, tra cui il Teatro da Voi 1977 (al teatro Spazio Uno di Roma con il patrocinio dell’ETI), la Settimana di Teatro Nuovo (1978) e gli Incontri 1984 (a Milano).

    Successivamente, lavorò anche nel settore degli audiovisivi, collaborando a iniziative e proposte culturali di personalità di rilievo come Cesare Zavattini, Filiberto Menna e Achille Bonito Oliva. Nel 1997, fondò il Teatro dell’Immagine come naturale continuazione della sperimentazione avviata fin dagli anni Sessanta.

    Una parte consistente della produzione artistica di Gian Carlo Riccardi è costituita da disegni e opere pittoriche. I contenuti principali affrontano argomenti quali il grottesco, il doppio, l’ironia, ma anche il mondo dell’infanzia. Gran parte della sua ricerca artistica si orientò verso l’astratto attraverso l’uso del collage e del ready-made. In queste operazioni, Riccardi recuperava materiali poveri, lacerando la materia e muovendosi verso una dimensione “azzerata” del fare pittorico, riprendendo nelle sue ultime opere la fantasia e l’innocenza infantile. Le sue opere grafiche e pittoriche sono state presentate in diverse personali e collettive internazionali, tra cui la Galleria Gilardi di Livorno (1962), il Palazzo delle Esposizioni di Roma (1968), l’Expo CT 72 di Milano (1972), la Galleria Cecchini di Perugia (1977), l’Art Expo Metropolis International di Ginevra (1984), il British Art Fair in the City di Londra (1985), i Magazzini Generali di Roma (1987), il Salon des Nations di Parigi (1988), la sede del Parlamento Europeo di Strasburgo (1991) e la Fundació Antoni Tàpies di Barcellona (1999).

    Per quanto riguarda la scultura, a partire dagli anni Ottanta, Riccardi realizzò le sue più significative installazioni: le cosiddette “stanze”. Queste installazioni erano eseguite con elementi semplici e di recupero (prevalentemente legno e ferro) e si configuravano come veri e propri palcoscenici teatrali che mettevano l’osservatore al centro, costruendo un dialogo partecipativo. Le pareti erano colorate con motivi astratti e arricchite con frammenti di legno e oggetti di uso comune. Riccardi fu anche autore di testi, sceneggiature e narrativa.

    Del suo lavoro hanno scritto Alberto Moravia, Angelo Maria Ripellino, Elio Pagliarani, Mario Lunetta, Libero De Libero, Giuseppe Bonaviri, Vito Riviello, Giovanni Gigliozzi e altri.

    Gian Carlo Riccardi scomparve nella sua città natìa il 7 febbraio 2015. La sua eredità risiede nella coerenza con cui ha praticato l’interdisciplinarietà e nel suo impegno costante nel dare forma visiva e performativa alle ansie e alle contraddizioni dell’uomo contemporaneo.

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